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libri

EMANUELE SEVERINO. SCUOLA E TECNICA

Scritti del filosofo sul rapporto società e tecnica

  • 978-88-7847-080-4
  • Severino Emanuele
  • 2005
  • 77
  • Opere inedite di cultura
  • Disponibile
  • € 15,00
  • Compra
Nel novero dei filosofi contemporanei, Emanuele Severino occupa una chiara posizione di preminenza, e ciò è dovuto non soltanto alle sue grandi capacità di argomentare e di approfondire i diversi temi trattati, ma pure alla sua originale meditazione sui temi capitali della cultura d’oggi. Tra di essi, l’indagine sul ruolo sostenuto dalla Tecnica nella società contemporanea riveste un’importanza centrale.

A partire dalla fine degli anni Settanta, Severino ha indagato con uno straordinario acume la cosiddetta “civiltà della tecnica”, soprattutto nella sua estrema manifestazione di volontà di potenza, ricercando proprio in questa estrema manifestazione le radici di molte forme di alienazione e di violenza della società contemporanea. Nell’introduzione del suo libro Téchne, le radici della violenza, pubblicato nel 1979, si legge: “La civiltà della tecnica sta distruggendo ogni forma tradizionale di civiltà – cristiana, borghese, marxista – e quindi anche ogni forma tradizionale di conoscenza. Questo è innanzitutto un fatto<(I> ampiamente descritto dalla cultura contemporanea; ma è anche – ed è qui l’aspetto più rilevante del problema – qualcosa di inevitabile, e il senso autentico di questa inevitabilità sfugge invece costitutivamente a tale cultura”.

A Severino si riconosce dunque questa grande capacità nel focalizzare i temi capitali della nostra cultura attuale e nel divulgarli con un’efficacia ed una forza che hanno oggi, non solo nel nostro Paese, rari esempi di confronto. La giusta divulgazione però di questi temi deve avere una sua intrinseca forza, non annacquata da quella patina superficiale ed anodina spesso stesa dai mezzi di informazione. Non a caso Eugenio Garin, profondo studioso e storico della filosofia da poco scomparso, in una lunga intervista sul ruolo dell’intellettuale (raccolta da Mario Ajello e pubblicata presso Laterza nel 1997 proprio col titolo Intervista sull’intellettuale), dopo aver preso giustamente le distanze dal tipo di superficiale (e pressoché inesistente) cultura che passa di norma attraverso i cosiddetti mass-media, ha osservato che “la strada non è quella di mandare in tivù Norberto Bobbio, o Emanuele Severino, a fare un «sermone» dotto e ricco di buoni princìpi”, quanto di lasciare ad ogni singolo individuo (e non solo all’intellettuale) il compito critico di giudizio e in ciò la scuola dovrebbe ricoprire un ruolo essenziale: “mi permetto di insistere ossessivamente sulla scuola: il luogo dove si elaborano le idee e si immettono nella società!”. Nelle pagine conclusive della sua intervista, Garin poi sottolineava: “Di fronte al mutare del mondo, che il progresso delle scienze e delle tecniche portava con sé, sembravano urgenti trasformazioni profonde di tutte le istituzioni che volevano l’impegno di tutti I poteri. E Croce, per fare un nome solo, poco prima di morire, insisteva con forza su un punto del suo pensiero: il legame della filosofia con la storia, la lucida consapevolezza del tempo per aiutare gli uomini a conquistare una vita sempre più degna di essere vissuta”.

Pensare per i verbi che reggono la prima parte di questa frase ad un cambio di coniugazione – dall’imperfetto al presente indicativo – è proprio ciò che ci invita a fare, ancora ponendo la scuola al centro del dibattito, l’inedita e profonda meditazione di Emanuele Severino da noi qui presentata, esposta, nelle sue linee principali, dallo stesso Severino durante un’affollata conferenza tenuta il 18 marzo 2004 di fronte agli studenti delle Facoltà di Architettura e Ingegneria della nostra Università.

Nelle pagine conclusive del terzo volume della sua opera La filosofia dai greci al nostro tempo (edita da Rizzoli nel 1996), Severino ha scritto: “una volta che l’uomo ha attraversato l’epoca che lo separa dal paradiso della scienza – l’epoca in cui ha ancora senso il piacere dell’avventura e dell’imprevisto, perché tale piacere può riuscire superiore al dolore del naufragio –, l’imprevedibilità del divenire torna a farsi angosciosa e anzi spinge al punto più alto dell’angoscia, perché ora ciò che il divenire può tenere in serbo è il naufragio del paradiso. Anche il rimedio della scienza fallisce. È a questo punto che la filosofia potrà avere un futuro”. E nel testo inedito che vede qui luce di stampa col titolo Scuola e Tecnica (a sottolineare, come detto, una polarità centrale nella società d’oggi), Severino conferma ancora una volta che la filosofia, oltre al futuro, deve guardare anche a quel presente che così fortemente condiziona la nostra cultura e il nostro modo di esistere.

Ivo Iori Parma, gennaio 2005

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creato:giovedì 4 giugno 2009
modificato:lunedì 8 marzo 2010