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    La scrittura è un modo per liberarsi dai disordini che si creano nella propria mente. Qual è il modo migliore per farli uscire se non sollecitarlo a creare dentro di sè una rivoluzione?
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NUMERO 8: CITTACHECAMBIA

LALUNADITRAVERSO. Laboratorio di narrazioni

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  • La luna di traverso
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Non vi è mai capitato di girare l'angolo,pensando a quello che vedrete...e scoprire che siete approdati in un luogo e in un tempo che non riconoscete? 

Non vi è mai capitato di indossare il vostro solito cappotto,aprire la porta di casa con la mano destra...e trovare, al posto della cassetta delle lettere una rotonda con aiuola che collega una parte del vostro giardino con gli uffici postali del centro?

Non vi è mai capitato di pensare di smettere di fumare la prima volta che sareste usciti e avreste avuto davanti una nuova città in grado di farvi tornare la voglia dei vecchi sapori e accendere l'emozione dei nuovi colori che vi metterete a cercare in ogni paese che trovate dentro di voi? Io la sigaretta in mano non ve la vedo più, anche se le statistiche dicono che c'é gente che fuma ancora.

Basta camminare lungo una strada qualsiasi, in un giorno qualsiasi, per accorgersi che la fisionomia, i suoni, gli aromi della città cambiano continuamente, in qualsiasi forma, dal piccolo oggetto al più grande, dai guinzagli dei cani all'assetto di una via, dal vecchio lampione che resta lì ad illuminare a colpo di tosse, ai neon; dal vecchio aperitivo "bianchino&mortadella" ai luoge bar dove la donne possono andare dall'estetista nella saletta riservata. Sembra quasi di avere per le mani della creta morbida da modellare o elettricità, un movimento disordinato e ordinato di elettroni che corre via veloce perchè non vuole farsi scaricare in nessun circuito.

Forse in parte é così.

Tutto cambia e tutto resta: sta solo alla mente e al suo modo di percepire, decidere in quale identità si vuole approdare. Mettere assieme sensazioni diverse e avere un quadro efficace del concetto la città che cambia è un buon proposito e un ottimo spunto per una riflessione che potrebbe rivelarci sfumature del luogo in cui si vive, si ama, si suda, si lavora, si ride e si piange, che altrimenti non riusciremmo mai a raccogliere.

Ne emerge una città globale, mille volti e mille strade; una città che a volte dimentica, una città che a volte guarda con un sorriso al futuro, una città triste e una città sorridente. Una città snob e una città global. Un angolo nero e un angolo color oro. Un plexiglas trasparente e un fiore di campetto dietro al fiume.

Chiude il cerchio un brano tratto da L'anno 3000 di Paolo Mantegazza, simpatico senatore antropologo igienista e quant'altro, che scrisse, alla fine del 1800, un viaggio iniziatico in una specie di particolarissimo mando futuro, saturo di contraddizioni. Giusto per aggiungere la visione di un'epoca, a proposito di cambiamenti, è ormai distante dal meccanismo.

Non ci resta che la lettura.

Magari la città che cambia in queste pagine è proprio la città che cambia dentro di voi...

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creato:giovedì 4 giugno 2009
modificato:martedì 6 luglio 2010