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  • Scatto di copertina di Stefano Gallo

NUMERO 12: FAME

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  • ISSN 1826-5367
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  • La luna di traverso
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La Luna ha fame. Vuole cibo per la mente. Ma cerca roba fresca. Che non blocchi la digestione. Che non provochi la solita apatica indifferenza, il solito annoiato fastidio. Anche stavolta ha trovato qualcosa di commestibile.

Il piatto è vario e prevede diverse portate. Ci sono, ad esempio, gli esperimenti alimentari d’un cuoco. Poi saltano fuori tre ragazzine: una è sottile come la pietra; un’altra, più leggera di un fazzoletto di seta; la terza, infine, si ferma tutte le mattine sotto un porticato, e aspetta. Meno male che qualcuno capisce che il solo pane non basta. Ci vorrebbe pure un po’ di companatico. C’è Marta, per questo. E non è necessario il suo consenso.

I palati più esigenti si nutrono di vendetta (quella degli altri, ovviamente). Altri esigono gamberetti e zucchine, ma trovarli non è così facile. Bisogna noleggiare un ippogrifo, sperando non abbia appetito. I meno fortunati non sopravvivono. E alcuni di loro pranzano in compagnia di becchini spiritosi (anche troppo). I più fortunati scampano ai morsi della necessità, ma non alle punture che danno i ricordi. Sempre che non vivano in un’epoca futura. Nel qual caso, possono permettersi di guardare il mondo da una posizione affatto privilegiata.

Ma è su un particolare tipo di carestia che la Luna ha voluto attirare l’attenzione dei suoi commensali. In quello che vorrebbe diventasse un appuntamento fisso. Una di quelle cose che fanno piacere perché sai che ci sono, e te le aspetti sempre lì, allo stesso posto. Pigliare una pietanza e analizzarla in tutti i suoi ingredienti. Scoprire come sono stati combinati fra loro per raggiungere quel determinato effetto. Perché la Luna non è soltanto affamata: è pure ambiziosa. Vorrebbe diventare un punto di riferimento. Proporsi come officina-laboratorio in una sorta di dialogo interattivo. O, per lo meno, attivo. Sono diverse le cose che borbottano nel suo calderone. Alcune non hanno ancora raggiunto il punto di cottura. Altre, invece, sono già lì, pronte da consumare. Ce n’è una che la rende particolarmente orgogliosa. Una cosa che si chiama “distribuzione nazionale”. E che permetterà ai suoi convitati di trovarla in tutta Italia.

A lei – e a noi, che (in)degnamente la serviamo – non resta che augurarvi buon appetito. E state tranquilli: il digestivo non serve. Non qui, almeno.

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creato:giovedì 4 giugno 2009
modificato:martedì 6 luglio 2010