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    Fuggire da ciò che non ci appartiene, da una realtà che si considera ormai irrimediabilmente corrotta e corruttrice. Fuggire verso se stessi.
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NUMERO 10: ASFALTO

LALUNADITARVERSO. Laboratorio di Narrazioni

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  • La luna di traverso
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Allora mi sveglio dal sogno e mi rallegro della luce, seppure di malinconico giorno; perché la soglia è paurosa e ogni passo è una croce.

F. Pessoa, Libro dell’Inquietudine

Asfalto, tema rivelatore.

Forse perché noi della redazione sapevamo che l’essere umano si mostra davvero quando è messo con le spalle al muro. E dedicare un numero che dalla "Luna" porta all’asfalto, al grande protagonista odiato e amato delle città in cui tutti viviamo, significava volervi mettere tutti con le spalle al muro. Per ottenere risposte, segnali della vostra presenza.

E, come speravamo, i segnali sono arrivati. Sono stati colpetti, bussate intimorite, raramente qualche colpo ben assestato, che forse ha strappato un sorriso o un brivido ad alcuni di noi. Oltre i racconti di chi ancora respira e vive all’aria aperta, quasi tutti ben educati e, spiace dirlo, molto comuni, sono arrivate le storie di coloro che vivono da tempo nel sottosuolo e comunicano con noi, che ancora vediamo il sole, attraverso il nero dell’inchiostro.

In questo numero c’è un racconto intitolato ASFALTO. E SOTTO IL GUASTO, apparentemente la storia di un operaio che scava sotto il sole cocente. Il racconto procede bene, dopo il primo colpo di piccone, ma si trasforma, progressivamente, in una seduta psicanalitica che il protagonista rivolge a se stesso. Sotto la violenza delle picconate, piano piano, con la fatica propria degli operai e dei disperati, vengono portati traumaticamente alla luce tutti i rimossi.

In ASFALTO-DONNA, invece, è descritta una parata di diseredati e spiantati, processione di mendicanti che sembra quasi tratta da una canzone del Tom Waits di Rain dogs. Il racconto indugia sulle descrizioni e sui pensieri di questi “inquilini della strada”, mentre storie abissali s’intrecciano nello spazio di un attimo, fino alla chiusura (ancora ad effetto, in crescendo, anche se senza strillare).

C’è, poi, L'ODORE DELLA CITTA', racconto composto davvero con il bitume ed il catrame dell’uomo, che tuttavia ammalia diabolicamente, come un ninnolo, sin dalla citazione iniziale. Dietro le righe s’intuisce una solida ossatura composta da libri, cinema e, diciamolo con una brutta e abusata parola, da cultura. Cultura personale e “su misura”, che si trasforma in una dedizione creativa, sorvegliata e attenta, con passione ed equilibrio, che niente ha a che vedere con il “fanatico” di Santayana, che ha perso di vista il suo scopo. Il racconto procede con un tono quasi classico. Si parla del luogo prediletto di tutta l’arte e della letteratura del mondo, dell’incontro fra l’amore e la morte. Dell’amore cattivo, scuro come l’asfalto, esiziale come il Moloch, che non sa guardare senza incenerire. L’amore sbagliato che divora l’altro, a sua volta per niente innocente. E scartato il gentile, forse appena kitsch, odore del mughetto, il protagonista sceglie per la sua uscita di scena il puzzo ben più concreto e funereo della città, che, manco a dirlo, sa d’asfalto e fa pensare alla morte.

Per ora, dunque, solo tre passi sulla strada asfaltata di questo nuovo numero della "Luna". Incamminatevi. E se, durante il cammino, vi incuriosisce una lieve vibrazione sotterranea, una oscillazione lieve che riecheggia un terremoto, non abbiate timore ed inginocchiatevi. Appoggiate delicatamente l’orecchio all’asfalto, ed ascoltate quello che ha da raccontarvi.

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creato:giovedì 4 giugno 2009
modificato:martedì 6 luglio 2010