“Terribile arma è il ridicolo”: con questo incipit tacitiano Carlo Veneziani liquida il ventennio, o meglio il Ventennio, quello con la maiuscola, l’impero di cartapesta, il salto dei gerarchi nel cerchio di fuoco, l’ora battuta dalla storia, l’avventura, la guerra disastrosa, e sembrerebbe liquidarlo per sempre. Il copyright riporta la data del 1944, e il colophon specifica che era il novembre di quell’anno di guerra. La retorica del tempo induce l’autore, o meglio il raccoglitore dell’ironia collettiva, a spiegare che il fascismo si era risolto in Vent’anni di beffe, come se la saggezza popolare, le “opinioni della folla”, potessero configurare un antidoto al grande bluff di Mussolini e del fascismo. “Cronache”, le chiama infatti l’autore, come se dopo il colpo di stato del 25 luglio la dittatura potesse davvero essere risolta storicamente in un’equivalenza perfetta tra la realtà e la sua parodia, fra la prosopopea del regime e la barzelletta, quest’ultima vera e infallibile arma segreta del popolo.
Dalla Prefazione di Edmondo Berselli