Ramon fa un sogno ricorrente in cui c’è un particolare che non cambia e che anzi diventa via via sempre più chiaro e inquietante. Tutto ebbe inizio tre decadi prima, giovedì 11 maggio 2006, una mattina densa di pioggia. Ramon – ma questo non è il suo vero nome – non ha via d’uscita anche se ora è un’altra persona e non farebbe male nemmeno a un moscerino, per così dire. Ramon vuole conoscere dove sono finiti tutti quei corpi; vuole conoscere tutto.
La scrittura di Garrapa è «una paziente attività di decifrazione di tutto ciò che è invisibile agli occhi del mondo, compiuta attraverso lo strumento affilato dell’arte: pagina dopo pagina, l’autore si infila negli interstizi nascosti del reale, inseguendo le allucinazioni […] di Ramon con la precisa consapevolezza che queste non sono incomprensibili aberrazioni prive di significato ma “fessure oltre le quali si può scorgere l’oscuro passato» (dalla Prefazione di Paolo Zardi).