Come vedono gli altri la letteratura italiana? Un punto di vista critico come quello connesso al Premio Nobel non era stato ancora sondato nella sua più autentica realtà culturale, e le sorprese non mancano. Le poche frasi riportate dalla stampa in merito ai vincitori sono talora soltanto stralci, citazioni di poche righe dai discorsi-saggi che l’Accademia di Svezia formula per spiegare le proprie scelte.
Le motivazioni, qui riunite per la prima volta, sono scritte, non dimentichiamolo, da poeti, critici e autori di fama e cultura, capaci di leggere i testi in lingua e di inquadrare gli scrittori nella visione delle grandi tradizioni ed estetiche internazionali, spesso giudicate in Italia ai margini, se non addirittura “perdenti”, da una stanca e ripetitiva storiografia letteraria novecentesca.
Daniela Marcheschi, uno dei maggiori critici italiani, appassionata delle letterature europee e in particolare di quella svedese, commenta le motivazioni dei nostri Premi Nobel per la Letteratura e chiarisce le ragioni critiche, determinanti per la vittoria di Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale e Fo. Ne deriva una interpretazione dirompente delle poetiche oggi prevalenti in Italia, spesso povere perché prive di quelle profonde prospettive che caratterizzano le tradizioni nella loro durata di presente, passato e futuro, e perché asservite a modelli televisivi e di largo consumo o alle proposte di certe avanguardie reputatesi con arroganza l’Inizio stesso della Storia letteraria. Il critico lucchese non solo contestualizza e illumina le molteplici opzioni dell’Accademia e dei suoi membri illustri, ma stimola anche e soprattutto a rileggere in modo insolito la letteratura italiana alla luce delle tradizioni europee, compresa quella umoristica, per rispondere alle complesse esigenze del presente e raccogliere la sfida di una effettiva costruzione del nuovo.
Mosso da una originale idea di “classico” e dalla consapevolezza problematica di un patrimonio culturale e antropologico, che la Svezia e l’Europa associano da sempre all’Italia, una delle colonne fondanti della cultura occidentale, questo libro è anche un invito per gli scrittori italiani a rientrare in possesso della nostra letteratura e a tentare strade formali meno battute. (Guido Conti)
Daniela Marcheschi è una italianista dagli ampi orizzonti interdisciplinari e con i suoi saggi, tradotti in varie lingue, ha contribuito al rinnovamento delle prospettive critiche contemporanee, anche curando i due Meridiani Mondadori delle Opere di Carlo Collodi (1995) e di Giuseppe Pontiggia (2004). Ha insegnato in diverse università italiane e straniere, fra cui Uppsala e Salamanca. Attualmente docente a Perugia di Antropologia delle Arti, ha insegnato a Firenze anche Lingue e Letterature Nordiche. Nell’ambito di questa disciplina (per cui collabora al supplemento domenicale del «Sole-24 Ore»), ha pubblicato traduzioni di Karin Boye, August Strindberg, Edith Södergran, Birgitta Trotzig e di altri autori svedesi, e saggi riuniti nel volume Una luce dal nord. Scritti scandinavi (1979-2000), Firenze, Le Lettere, 2001. Per il lavoro di traduzione e critica in campo scandinavistico, nel 2006 ha ricevuto il Tolkningspris dell’Accademia di Svezia.