Una guarnigione annoiata al centro di un paesaggio desolato, sentimenti forti e taciuti, violenze esplicite e accettate: A casa del diavolo conduce il lettore attraverso un viaggio infernale e allucinato tra le vicende di un piccolo gruppo di ufficiali, di stanza “a casa del diavolo”, appunto. Il racconto si concretizza nel doloroso scontro tra sogni e nobili aspirazioni e un mondo fatto di volgarità, corruzione, superficialità e morte. Scritto nel 1914 e presto dimenticato, il racconto fonde la crudeltà dei fatti con momenti di intensa poesia. Zamjatin ci riporta alle emozioni più profonde di uomini e di donne destinati a perdere l’originaria purezza e a corrompersi – o arrendersi – in una inarrestabile omologazione verso la bestialità. Il linguaggio asciutto, ruvido e frammentato incide i tratti dei protagonisti in luce e ombra, dando vita a forti impressioni, che invischiano il lettore, incapace di liberarsene.
Un libro eretico e profetico, che cattura l’attenzione con una narrazione di grande potenza, in anticipo sulle inquietanti narrazioni anti-utopiche di Huxley e Orwell. Una lettura appassionante, per scoprire o ri-scoprire un grande autore russo, in Italia ingiustamente e troppo a lungo ignorato.