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IL PATAFFIO

Irriverente romanzo farsesco, in cui le guerre si combattono a suon di "insulti infami" e "tuoni di pancia"

  • 978-88-8871-041-9
  • Malerba Luigi
  • 2003
  • 230
  • Biblioteca Parmigiana del Novecento
  • Disponibile
  • € 4,90
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Irriverente romanzo farsesco, in cui le guerre si combattono a suon di "insulti infami" e "tuoni di pancia", Il pataffio raccoglie le rocambolesche vicende del marconte Berlocchio di Cagalanza, cavalliero senza cavallo e tiranno con la pancia vuota, a capo dei "sudditi più magri e più ladri del reame". Nel feudo medievale di Tripalle, "terra magra pe' natura sua", assistiamo a una sfilata di personaggi eccessivi e grotteschi, in un mondo sottosopra dove una moglie, se consenziente, può essere venduta al mercato e Bianchetta, giovane somara, viene "nominata cortegiana e iscritta ne li libri mastri de corte"; dove i popolani affamati "si riempiono la bocca ripetendo e masticando" i nomi di "robba grassa e pesante" e i soldati provano a mangiare "terra cruda" cotta con "erbe selvagge". Affresco a tinte forti e contrastanti il romanzo è una rappresentazione grottesca di un mondo fatto di materialità e di carne, di sterco e di sesso, con cui leggi e sermoni, emblema della civiltà e dignità umana, stridono e mostrano tutta la loro inadeguatezza. La varietà è distintiva anche della lingua: una babele di parole, registri, idiomi diversi e spesso opposti è padrona del racconto, strania gli eventi, deforma i personaggi. Si va dall’altisonante italiano dei bandi al latino maccheronico delle prediche di Frato Capuccio, passando per un dialetto romanesco qua e là punteggiato da padanismi che contraddistingue il ribelle Migone: tre lingue, tre mondi fra loro inconciliabili. Il pataffio non è solo un romanzo comico magistralmente sboccato, ma è anche un'acuta allegoria sul potere e sulle sue vittime. Ecco dunque che anche nel ridicolo microcosmo di Tripalle le coscienze si ribellano infiammate dai discorsi del Robespierre ciociaro Migone, provocando una Rivoluzione democratica per nulla inferiore a quella francese… e con largo anticipo. Luigi Malerba nasce a Berceto, sull’Appennino parmense, nel 1927. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, si dedica al giornalismo, alla narrativa, alla sceneggiatura cinematografica e televisiva. A Parma, negli anni cinquanta, dirige la rivista di cinema “Sequenze”. Nel 1963 pubblica La scoperta dell'alfabeto, nel1966 Il serpente, nel 1968 Salto mortale (Prix Médicis 1970), Le rose imperiali (1974), Il pianeta azzurro (1986), Il fuoco greco (1990), Le pietre volanti (1992). Per la critica ricordiamo Le parole abbandonate (1977), Che vergogna scrivere (1996). Ha scritto per i ragazzi Storie dell’anno Mille (Bompiani 1970), Storiette e storiette tascabili, 1994, Le galline pensierose (1980). Nel 1978 pubblica Il pataffio. Tra le ultime opere ricordiamo Diario di un sognatore, 1981, La composizione del sogno (Einaudi 2002) e Il circolo di Granada (Mondadori 2002).

Proprietà dell'articolo
creato:mercoledì 25 novembre 2009
modificato:mercoledì 3 marzo 2010