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ALL'INSEGNA DEL BUON CORSIERO

L'unico racconto pubblicato in vita da Silvio D'Arzo

  • 978-88-7847-193-1
  • D’Arzo Silvio
  • 2010
  • 160
  • Belle storie - Narrativa
  • Disponibile
  • € 13,00
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Unico racconto pubblicato in vita da Silvio D’Arzo, “All’insegna del Buon Corsiero”, torna a disposizione del grande pubblico: racconto d’esordio dello scrittore reggiano, questo libro fa parte della collana composta da quattro opere che MUP Editore dedica, a novant’anni dalla sua nascita, a Silvio D’Arzo.

Anche i protagonisti di questo racconto, come molti dei personaggi darziani, vivono in qualche modo ai margini del mondo, ma c’è una marginalità nuova che compare e stravolge, tutta da scoprire e da interpretare: quella del Funambolo che dovrà percorrere a braccia aperte il filo che congiunge il Palazzo dell'Orologio col Rettorato. Egli porta in sè il segreto definitivo: la felicità e il terrore racchiude in sé la morte; conosce il Paradiso e l'Inferno. O per meglio dire, il Paradiso e l'Inferno sono, per lui, il medesimo luogo: un abisso popolato di vuoto, nutrito di vuoto, dominato dal vuoto, gremito di figure vuote e spettrali. Questo racconto può essere letto come una vicenda di sogni. Si potrebbe dire che proprio all'insegna del "Buon Corsiero" tutto accade, senza che nulla in realtà accada veramente. 

Lelio è un timido che lavora all’interno di una locanda e come tutti i timidi ha il proprio modo di sognare. La sua tranquilla esistenza viene però sconvolta dalla presenza improvvisa di un funambolo, una figura ambigua tra l’onirico e il demoniaco, la quale risveglia nel protagonista un antagonismo a lui sconosciuto. Il suo sogno diventa così uccidere l’altro sogno: il Funambolo che rischia di sconvolgere il “suo mondo”.

È “un’avventura terrena d’altri tempi” quella che la locanda Buon Corsiero ospita sotto le sue pergole di rampicanti tra le siepi regolari e i dintorni sino alla piazza al centro del paese. In uno sfavillio di spadini, livree e tricorni, giunge alla locanda, accompagnata dal lacchè-poeta Androgeo, una Marchesa. È la spettatrice involontaria ma compiaciuta dei casi che coinvolgono gli abitanti – specie Lauretta figlia dell’oste e l’innamorato staffiere Lelio – in relazione al funambolo e alla sua esibizione. L’acrobata dell’abisso dell’alto è una presenza inquietante, lo straniero sovvertitore dell’ordine: al suo passaggio i chierichetti rubano e il timido Lelio medita come potersene sbarazzare

Proprietà dell'articolo
creato:venerdì 29 gennaio 2010
modificato:giovedì 13 settembre 2012