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DIRIGE MICHELOTTI DA PARMA

Vita e passioni di un grande arbitro

  • 978-88-7847-315-7
  • Claudio Rinaldi
  • 2010
  • 272
  • Belle storie - Narrativa
  • Disponibile
  • € 18,00
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Una vita con il fischietto, quella di Alberto Michelotti. Grande arbitro, protagonista per vent’anni negli stadi d’Italia e d’Europa. In campo è un duro: grazie alla stazza da vichingo, alla grinta, «frutto – dice lui – delle privazioni e delle umiliazioni subite negli anni dell’adolescenza». Cresciuto nella povertà dei borghi dell’Oltretorrente – la zona più popolare e più vera di Parma, scenario delle Barricate di Guido Picelli – il suo carattere si è forgiato in strada, in casa (grazie a mamma Elsa e nonna Marietta), in officina. Da ragazzo fa il portiere e arriva a giocare in serie C: quando smette, si lascia convincere da Valdo Franceschi e Ferruccio Bellè a fare l’arbitro. Ha ventotto anni: troppi, in teoria, per poter aspirare a fare carriera. Ma la stoffa c’è, e si nota dalle prime direzioni. Brucia letteralmente le tappe, arrivando in pochi anni in serie A (nel 1969) e ottenendo altrettanto in fretta la promozione ad arbitro internazionale (nel 1973). Dirige 145 partite di serie A, 115 di B, 55 di C, 86 gare internazionali. La sua carriera è costellata di aneddoti straordinari: da quando – in una delle prime partite dirette a livello regionale – stende con un cazzotto un centravanti che aveva offeso sua madre, a quando, già famoso fischietto di serie A, sospende un Roma-Inter a un minuto dalla fine a causa di una clamorosa invasione di campo. Celebre poi la polemica con Rivera in seguito a un rigore assegnato contro i rossoneri, a Cagliari, in una partita decisiva per lo scudetto: altrettanto celebre la riappacificazione imposta da Nereo Rocco dopo tre anni di gelo assoluto. Dalle testimonianze di grandi campioni del passato – Rivera e Mazzola, Corso e Zoff, Boninsegna, Riva, Paolo Rossi – e di colleghi arbitri – Campanati e Gussoni, Agnolin e Prati, i suoi guardalinee storici Sozzi e Battilocchi – il ritratto di un fuoriclasse del fischietto, ma anche di un uomo determinato e coerente. Michelotti racconta anche la sua passione per la musica e per Verdi: il Regio è la sua seconda casa, da quasi quarant’anni è il Don Carlo del mitico Club dei 27. Un libro che non è solo un prezioso omaggio a un grande arbitro ma una rievocazione appassionata e avvincente della vita di un uomo autentico, che ha sempre e con orgoglio sventolato un’unica bandiera: quella della libertà di pensiero e di azione.

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creato:giovedì 13 maggio 2010
modificato:giovedì 1 agosto 2019