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COMPANIA ZAPPATORI

Una riflessione ultima e sofferta di un uomo che si pone domande sul destino, sulla morte e sulla solitudine

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Durante la seconda guerra mondiale un sottomarino abbandona su un’isola sperduta nel mare un sergente maggiore e tre zappatori incaricati di costruire una base per un contingente che forse non arriverà mai. Il sergente deve comandare, lo zappatore deve ubbidire, per il P.E. (Padre Eterno), per la Patria, per Sua Emme il Re. Pubblicato postumo, questo libro nasce come riflessione ultima e sofferta di un uomo, Carlo Brizzolara, che dopo aver attraversato due guerre, si ritrova a porsi domande che mobilitano parole come “destino”, “morte”, “solitudine”. Drizzachiodi, il Santo, Schiantacatene e il sergente maggiore, spogliati della loro divisa militare, appaiono come uomini nudi di fronte alla paura della morte, all’angoscia di lasciare in sospeso la propria vita, perduta forse ormai per sempre laggiù, in quella Patria per cui si combatte e si muore. Solo il mare sembra rispondere, ma lo fa scaricando sulla sabbia uno scheletro di soldato che vaga da anni, senza fine e senza senso e ribadisce una sola verità: tutti sanno ormai che non verrà nessuno a salvarli; gli ordini e la disciplina non controllano più le emozioni che dilagano verso la fuga o la follia. I cinque anni di forzata convivenza rendono i protagonisti tra loro più vicini, e le distanze progressivamente si annullano. Solo poter imparare, studiare sulla saggezza di chi ormai non è più in grado di insegnare, consente allo zappatore Drizzachiodi di conservare il suo senso di vivere e, nonostante tutto, continuare. Un romanzo che ispira al contempo affetto e riflessione: raro connubio che qui si verifica in modo equilibrato, appassionante, vivo. Carlo Brizzolara nasce a Noceto (Parma) nel 1911. Laureato in Ingegneria all'Università di Bologna, frequenta a Parma Pietro Bianchi, Attilio Bertolucci, Leo Longanesi e Cesare Zavattini. Collabora con articoli, interviste e racconti e "Omnibus", "Successo", "Gazzetta di Parma", "Tuttosport". Come ingegnere lavora prima alla Fiat, poi, nel 1939, alla Olivetti. Qui inventa e dirige "Il cambalo scrivano", rivista di cultura e informazione, riservata al personale della ditta a cui collaborano tra gli altri Franco Fortini, Attilio Bertolucci, Pietro Bianchi. Partecipa alla guerra di Abissinia nel 1935/1936 e al secondo conflitto mondiale, tra il 1940 e il 1946, nella Folgore. Alla battaglia di El Alamein cade prigioniero degli inglesi con l'esercito d'Africa e viene internato nei campi egiziani. Qui organizza atività culturali per ufficiali e soldati e dà vita ad un teatrino di burattini di tradizione emiliana. È autore di lbri e eracconti per adulti e per ragazzi, molti dei quali tradotti in diverse lingue, tra cui Il pennacchio (Vallecchi, 1965), Titina F5 (Einaudi, 1971), La vita è sport (Einaudi, 1971), Temporale Rosy (Einaudi, 1971), Companìa zappatori (La Sesia edizioni, 1995) pubblicato postumo dal figlio Francesco. Carlo Brizzolara muore ad Ivrea nel 1986.

Proprietà dell'articolo
creato:mercoledì 25 novembre 2009
modificato:mercoledì 27 gennaio 2010