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LUNERO

Allegato al n° 17 di "Palazzo Sanvitale"

  • 978-88-7847-003-1
  • Bertoletti Luca
  • 2006
  • 72
  • Quaderni di Palazzo Sanvitale
  • Esaurito
  • € 8,00

Di Luca Bertoletti

Un racconto surreale e poetico, che nasce dalla terra arata, capace di raccontare e suggestionare il lettore con una forza rara. Lunero è un lungo poema, è un racconto ed è poesia.

Luca Bertoletti arriva a maturare le sue forze espressive con un lavoro sulla memoria personale, recuperando un passato non morto ma ancora febbrile, inquieto, vitale, trovando il giusto equilibrio tra poesia e racconto, tra verso e narrazione. Questa alchimia molto territoriale, che rimanda al lungo poema in versi di Cesare Zavattini dedicato ad Antonio Ligabue oppure al racconto in versi di Tonino Guerra de Il viaggio, ci ricorda che Bertoletti non nasce per caso, è anche lui il frutto vitale e talvolta strampalato nel senso più affettuoso del termine di questa fetta di terra capace di offrire doni meravigliosi come nessun altro luogo. Terra di suoni magici che le orchestre portano con sé in un lungo girovagare, come se inseguissero un sogno. Bertoletti non si lascia sfuggire questa occasione e diventa pifferaio magico ma nello stesso tempo anche topo incantato.

I suoi personaggi, da Ponga a Melis a Papì, suo alter ego, allo stesso enigmatico e carismatico Lunero, sono figure da romanzo, da storie incredibili di un mondo fantastico eppure così vivo e così incredibilmente reale. Il poema è come una lunga variazione, tirata come se non dovesse finire mai, con un ritmo che brucia, che fa vorticare il lettore in un mondo che difficilmente dimenticherà. Per questo, dopo la lettura d’un fiato, dovrebbe seguire una rilettura più tranquilla, come se si ascoltasse un disco per la seconda volta, quando si assaporano meglio i cambi, le invenzioni, i toni. È una lunga vibrazione vitale ciò che Bertoletti insegue con il bastone rabdomante del verso.

La meraviglia della musica e del creato, la bellezza della vita, è la spinta che fa sgorgare il verso, e la malinconia che ne segue è quella dell’ubriaco sconvolto da tanta bellezza. Così chi legge si troverà sempre sul limite della meraviglia e del dolore, della tensione estrema che la vita pretende da chi la vuol vivere in tutta la sua energia e le sue contraddizioni. Bertoletti riesce a incanalare la sua esperienza e il suo slancio vitale in questo poema musicale, in un vortice senza fine, che ci porta a parlare di genere misto, fatto di tango, di mazurka e di fado mescolati insieme: malinconico e vitale come Battagliero.

Proprietà dell'articolo
creato:giovedì 4 giugno 2009
modificato:giovedì 13 settembre 2012