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Balzac dandy e flâneur, “analista” della folla e “archeologo” di Parigi, mago della finzione e cultore dissacrante del drolatique, “funambolo” dei mondi immaginari, “avventuriero” dei generi e dei registri dissonanti della scrittura, testimone ideale dell’instancabile scavo della forma, figura paradigmatica del magico potere del “narratore”: dai primi anni Settanta dell’Ottocento fino alla fine della sua avventura umana e letteraria, Robert Louis Stevenson elabora e rielabora una pluralità di letture indisciplinate e anticonformiste dell’opera balzachiana, ricreando un “nuovo” Balzac, un “altro” Balzac, sovversivo e controcorrente, svincolato da tutti i luoghi comuni della sua ricezione tradizionale e da qualsiasi immagine precostituita di esemplarità classica e monumentale. La Comédie humaine viene sondata, da questo lettore d’eccezione, come un cantiere aperto dell’invenzione delle forme, un laboratorio critico per ripensare i possibili della fiction, un banco di prova del romanzo, della sua apertura progettuale, dei suoi orizzonti di genere, alla ricerca di una relazione miracolosamente attiva fra riflessione e produzione della scrittura.
| creato: | lunedì 1 febbraio 2010 |
|---|---|
| modificato: | venerdì 12 marzo 2010 |

