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  • CHELYS MONSCHELYS MONS

    gli ultimi uomini liberi
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  • COMPANIA ZAPPATORICOMPANIA ZAPPATORI

    Una riflessione ultima e sofferta di un uomo che si pone domande sul destino, sulla morte e sulla solitudine
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CHELYS MONS

gli ultimi uomini liberi

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Chelys mons Il monte Caio in latino. I romani dal passo del Ticchiano dovevano essere rimasti impressionati dalla somiglianza del monte con la testuggine, Chelys in latino. In dialetto è ancora Caj o Chej.

Milcar Non portava sandali da pellegrino, eppure lo era. Robusti calzari da Hermann dell’esercito imperiale gli fasciavano i polpacci. Si era tenuto solo quelli, tutto il resto l’aveva sepolto sotto terra. Ormai era solo un maledetto disertore.

Ulderico Vent’anni. Di nobile famiglia di Lucca. Studente di legge, ma portato per il mestiere delle armi. Severo, orgoglioso, insofferente delle smancerie che nobili e chierici ostentavano per distinguersi dalla gente comune.

Tellino Mercante senese in viaggio verso le fiere delle Fiandre. Gli piaceva straparlare, affascinare, trascinare all’entusiasmo chiunque capitasse, fossero anche solo i servitori che lo accompagnavano.

Mariùs Amava quella montagna in cui si era isolato. Quando la congregazione cluniacense, in terra di Francia, era diventata troppo potente, aveva capito che non era più casa sua. Dopo mille peregrinazioni era capitato in quel prato di san Matteo, sotto la cima del Caj e lì si era fermato.

Brunilde Ammirata da tutti per la sua bellezza. Una donna alta e flessuosa, gli occhi verdi e i capelli corvini. Da tutti considerata quasi come una dea per il portamento altero e sprezzante.

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creato:lunedì 23 aprile 2018
modificato:lunedì 23 aprile 2018