La città è l’elemento in cui in Italia si esprime con la massima intensità l’eredità romana. Questo “principio ideale delle istorie italiane” si manifesta con particolare evidenza nelle regioni settentrionali, nelle quali in modo organico e programmatico Roma volle modificare realtà precedenti e multiformi uniformandole a un unico modello di civiltà: il proprio. Le conseguenze che ne derivarono allo stato romano stesso, e in prospettiva all’Italia post-romana, costituiscono la cornice generale del volume II della “Storia di Parma”, dedicato a “Parma romana”.
Parma venne alla luce nel 183 a.C., come racconta un passo importantissimo di Tito Livio che contiene il vero e proprio “atto di nascita” della città. Dunque, la realtà storica costituita dal centro urbano e dal suo territorio che chiamiamo Parma ebbe inizio in un momento preciso per effetto di una volontà politica e di procedure istituzionali. Prima di questa data, parlare di una storia di Parma sarebbe stato come parlare del nulla. Non si tratta di sottigliezze teoriche. Chiarire questo aspetto offre spunti importanti di riflessione per la comprensione dell’esistenza successiva dell’antica colonia che fra pochi anni supererà la soglia dei ventidue secoli, consentendo di seguire il filo rosso che ne costituisce la continuità fondamentale con l’esperienza romana: l’essere stata sempre, a partire dall’atto fondativo, non solo un insieme di edifici e di abitanti, bensì una “comunità” politica regolata da istituzioni e governata da leggi. Erano precisamente questi i requisiti, qualitativi e non quantitativi, che nella cultura degli antichi distinguevano in modo netto una città da una non-città. Di fatto, ferma restando l’impronta romanocentrica che si è voluto imprimere al volume, la trattazione non trascura le fasi di civiltà anteriormente attestate sul territorio: da un lato, le presenze preistoriche a partire dal VI millennio, di cui la testimonianza principale per il sito di Parma è costituita da un villaggio terramaricolo; dall’altro, quelle immediatamente preromane: quindi i Liguri, gli Etruschi e i Galli. Questo sia per dare completezza al racconto su terre di antichissima presenza umana, e sia perché i popoli padani influenzarono in vario modo l’insediamento dei Romani.