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LE CARTE DELLE ARTI

Il riordinamento dell'archivio dell'Istituto d'Arte "Paolo Toschi"

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Il secondo volume della collana Quaderni del Liceo Toschi esce in occasione del 140° anniversario di fondazione dell’Istituto di Belle Arti (1877 – 2017), certamente non per caso. Non è questo però un libro d’occasione né celebrativo, poiché pone a disposizione degli studiosi e della città un prezioso patrimonio di documenti, traendolo letteralmente dalla polvere dei sotterranei in cui era ricoverato, attraverso un inventario per categorie che ne rende finalmente agevole la consultazione. I volumi di questa collana possiedono anche il valore di catalogazione scientifica del patrimonio conservato presso l'Istituto d'Arte, lavoro reso possibile dalla sinergia tra la passione di docenti colti e la professionalità di specialisti esterni.

A Parma, come in altre dieci città italiane, vengono fondati i primi Istituti di belle arti del Regno, non organicamente ma con singoli provvedimenti legislativi, attraverso lo scorporo delle attività didattiche fino ad allora di pertinenza delle accademie preunitarie: una soluzione coerente con il nuovo contesto politico e adeguata ai tempi, al di là dei rimpianti che può aver suscitato. Questo atto di nascita definisce la posizione dell’Istituto (allora non era ancora ‘il Toschi’): erede dell’Accademia, anche negli spazi fisici in cui è ubicato, il nuovo inizio non viene percepito chiaramente dalla città, prevale il senso della continuità tanto più che i docenti rivendicano orgogliosamente l’appartenenza a quella tradizione. Proprio questo filo che non si interrompe innerva l’insegnamento e lo arricchisce come qualità ponendo in cattedra artisti di chiara fama, riconosciuti anche a livello nazionale (basti qui citare Francesco Scaramuzza, primo direttore, e più tardi Cecrope Barilli).

Il difficile passaggio da una condizione protetta dell’artista locale ad un mercato delle ‘arti belle’ nel contesto del mutamento politico che condusse all’unificazione nazionale è stato approfondito da Marzio Dall’Acqua fino al momento del Primo Congresso Artistico che si tenne a Parma nel 1870 e alla Legge Coppino del 1877. Il riordinamento e la pubblicazione dell’inventario sono opera di Laura Bandini, archivista professionista, che, in collaborazione con la Sovrintendenza Archivistica regionale, è riuscita nel compito di porre a disposizione dei ricercatori uno strumento fondamentale per la conoscenza dell’arte parmense. Il riordino copre l’arco di un secolo, 1877-1977, e crea così un ponte tra la fase precedente, ben documentata dall’archivio dell’Accademia Parmense di Belle Arti e la ricostruzione della vita artistica contemporanea di Parma. Daniela Dagli Alberi, nella sua ricerca sull’origine della scuola, si è trovata di fronte ad un vuoto bibliografico nel senso che quasi tutta la letteratura si riferisce all’Accademia e ai suoi maestri, ignorando l’attività didattica e culturale dell’Istituto. Attraverso le schede biografiche dei direttori la storia successiva dell’Istituto riceve una prima chiara periodizzazione aprendo così la strada a studi settoriali sulle diverse sezioni e corsi attivi. Attorno al dialogo tra l’Istituto e la città gravita il saggio di Vanja Strukelj che si concentra sul periodo della direzione di Guido Marussig, quando la tradizione artistica si apre agli stimoli della comunicazione, della grafica pubblicitaria, dell’illustrazione. Nell’elegante veste grafica progettata da Paolo Gozzi consegniamo alla cittadinanza un libro che ricostruisce il passaggio del 1877 in prospettiva storica e gli strumenti per una ricerca ulteriore che non poteva prescindere dal riordinamento dell’archivio

Proprietà dell'articolo
creato:martedì 31 ottobre 2017
modificato:martedì 31 ottobre 2017